Chi sono
Mi chiamo Andrea Pala.
Lavoro con materiali restituiti dal mare: frammenti e plastiche segnate dal tempo, dal sale e dall’abbandono.
Non li raccolgo per trasformarli in simboli, né per renderli decorativi.
Li considero reperti: tracce materiali di un presente che lascia segni e fatica a riconoscersi.
Il mio lavoro nasce dall’incontro diretto con la materia e dalla sua resistenza.
La plastica non viene cancellata né nobilitata: resta riconoscibile, irregolare, spesso imperfetta.
È proprio in queste imperfezioni che si concentra il senso del lavoro.
Un metodo lento, fisico, necessario
Ogni opera segue un processo manuale e stratificato:
raccolta, selezione, lavaggio, osservazione, composizione.
Non progetto a tavolino un risultato finale.
L’opera emerge per accumulo, tentativi, correzioni.
La varietà formale non è una scelta estetica, ma la conseguenza diretta di ciò che il mare restituisce.
Ferite del Nostro Tempo
Questo percorso confluisce nel progetto Ferite del Nostro Tempo:
una ricerca artistica e archivistica in cui la plastica diventa memoria materiale del presente.
Le opere non spiegano, non denunciano, non cercano consenso.
Si limitano a registrare ciò che resta.
Pesci, corpi, superfici astratte, composizioni caotiche e strutture più essenziali convivono senza gerarchie:
sono esiti diversi di uno stesso processo, determinati dalla materia e dal contesto in cui viene incontrata.
Uno sguardo, non una risposta
Non propongo soluzioni né messaggi rassicuranti.
Il mio lavoro invita a fermarsi, osservare, confrontarsi con ciò che resta.
Se genera disagio, silenzio o domande aperte, ha già assolto alla sua funzione.
Questo sito raccoglie opere, materiali e riflessioni di un percorso in continua evoluzione, tra mare, materia e significato.